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stefano massini

La Corte Ospitalestefano massini
I Capitoli del Crollo
(una mattina così cadde Lehman Brothers)

“Volume Primo: Tre Fratelli”
scritto e diretto da Stefano Massini
con Luisa Cattaneo, Enrico Fink, Gabriele Giaffreda
Assistente alla regia Elena Miranda
Luci Roberto Pulita
Debutto Rubiera (Reggio Emilia), 15 dicembre 2010

Il 15 settembre 2008 all’improvviso uno dei colossi della finanza americana, la banca Lehman Brothers, annuncia il proprio fallimento: è la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti. 26.000 dipendenti in USA licenziati. 6000 dipendenti in Europa licenziati. Lehman Brothers, fondata 160 anni fa, viene messa in ginocchio dalla crisi dei mutui. E poiché un battito d’ali di farfalla può innestare un terremoto nel chimico susseguirsi di causa-effetto, un crack di tali proporzioni ingenera una catastrofe per l’intera economia mondiale.
Resta il fatto che dietro il fallimento di questo impero ci sono 160 anni di storia. Perché Lehman Brothers nasce a metà Ottocento in Alabama, sotto forma di un piccolo emporio di stoffe e abiti aperto a Montgomery da un immigrato ebreo tedesco, Henry Lehman, con i suoi due fratelli Emanuel e Mayer. Da allora si susseguono, avvincenti, le vicende di un intero albero genealogico che lentamente si irradia con radici yiddish nella cultura e nella storia americana, intrecciandosi con guerre e cambiamenti epocali come la fine della schiavitù, il boom della ferrovia, il collasso del ’29, la global economy e infine – fatale – la crisi dei mutui. “I capitoli del crollo” è un progetto drammaturgico ambizioso nella sua estrema semplicità: attraverso un dettagliato racconto teatrale, descrivo come può nascere, crescere e morire un colosso dell’economia mondiale. Una vera odissea – documentata e attendibile – che ripercorre la parabola di Lehman Brothers declinandone l’aspetto più umano, concreto, fatto di tessere da mosaico che solo da lontano ricompongono l’insieme.
Il racconto teatrale della Lehmam Brothers si snoderà in tre volumi. Come tre contenitori di un’immaginaria epica economica, intrisa di quell’ingrediente vitale che è l’ebraismo americano, vera cornice indispensabile per capire e collocare l’ascesa Lehman. Il primo volume de “I Capitoli del Crollo” si intitola “Tre fratelli”. Si inizia sulla banchina number four del porto di Baltimora dove sbarca Henry Lehman dopo otto mesi di traversata. Da lì ci si sposta nel profondo Sud dell’Alabama, fra piantagioni e schiavi, dove i tre fratelli Lehman scoprono il loro oro chiamato cotone: the King Cotton. E fra incendi, feste, cotonifici nordisti e fidanzamenti yiddish, questo primo volume farà compiere al pubblico una traversata di mezzo secolo di storia, fino ad approdare nel finale al decisivo trasferimento di Lehman Brothers nel cuore commerciale di New York.

Tre fratelli è la prima, e autonoma, parte di un trittico (I capitoli del crollo) che segue la storia della Lehman Brothers dallo sbarco dell’ebreo bavarese Henry Lehman a Baltimora nel gennaio 1844 fino al fatidico crollo del 2008, che ha segnato emblematicamente la fine della supremazia economica dell’Occidente.
Stefano Massini prosegue anche qui la linea, che gli è caratteristica, di prendere a nucleo ispiratore personaggi storici o letterari, e avvia un’operazione di ampio respiro, ardita e affascinante, in cui epopea economica, storie di emigrazione, vicende politiche e militari (la Guerra di Secessione e l’emancipazione degli schiavi), sono lette nell’ottica dei protagonisti, impastati di accortezza commercial-imprenditoriale e di quella cultura yiddish che, come è noto, ha influenzato molta parte della narrativa del teatro e del cinema americani.
Un testo avvincente, grazie anche al talento drammaturgico dell’autore, che riesce a tener salde le fila del complesso intreccio narrativo in una scrittura esperta e abile, che non si nega colpi di scena e suspense e procede con un ritmo ora incalzante, ora più disteso, con pause, ripetizioni, leitmotive tra il cantafavola e il rapper.
Gianandrea Piccioli


«Chi pensa in piccolo non diventa grande», e fu così che tre fratelli, tre emigranti ebrei diedero vita nel giro di pochi decenni a uno dei colossi della finanza mondiale. Henry, Emanuel e Mayer Lehman, arrivati in America alla metà dell'800 da una paesino della Baviera, da semplici commercianti di stoffe a Montgomery nell'Alabama, divennero mediatori d'affari, fino a diventare quella potenza, i Lehman Brothers, il cui crollo due anni fa mise drammaticamente a nudo un sistema economico-finanziario la cui crisi ha sconquassato il mondo intero. Ai Lehman e alla parabola della loro creatura, Stefano Massini, oggi forse il drammaturgo piú quotato della scena italiana, ha dedicato un ciclo di tre spettacoli, I capitoli del crollo (ovvero, una mattina così cadde Lehman Brothers), il cui primo volume Tre fratelli, ha chiuso con grande successo l'altra sera al Palamostre la stagione di "Akropolis". Lo spettacolo si fa forte di una drammaturgia che è ricostruzione documentaria sapientemente trasformata in una affabulazione teatrale agìta. Passando senza soluzione di continuità tra il racconto in terza persona e un dialogato vivacissimo per forza espressiva. Il tutto in una scena che piú spoglia non si può e con l'uso di pochissimi oggetti: qualche sedia, alcuni pali, cartelli di legno, brandelli di stoffa: trovarobato povero di quella povertà che a teatro è poesia, oltre che stimolo a usare creatività e fantasia (soprattutto per gli spettatori). E lo spettacolo di invenzioni decisamente non manca, nel proporre le atmosfere d'ambiente, famigliare e sociale, in cui operarono i tre pionieri di quella che sarebbe diventata la nuova economia del ventesimo secolo, e i loro coinvolgenti stati d'animo. Grazie anche a un concertato musicale che amplifica la portata emotiva del racconto con una suggestiva riproposizione di brani della tradizione yiddish, affidati alla cura di Enrico Fink, uno dei tre interpreti, assieme a Luisa Cattaneo e Gabriele Giaffreda. Tutti meritatamente applauditi a conclusione di una serata rimarchevole come raramente capita e che concilia con il teatro di prosa, qui decisamente al suo meglio."
MARIO BRANDOLIN, "Messaggero Veneto", marzo 2011