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stefano massini

La Contemporanea srlmassini
OTTAVIA PICCOLO in
“Donna non rieducabile”
Memorandum teatrale su Anna Politkovskaja

di Stefano Massini
all’alba Floraleda Sacchi
regia Silvano Piccardi

Il testo è pubblicato nelle librerie italiane da Ubulibri col titolo “Donna non rieducabile”, e in cofanetto libro + DVD dalla casa editrice Promomusic col titolo “Anna Politkovskaja: WHY?”.

LO SPETTACOLO “DONNA NON RIEDUCABILE” GIUNGE ALLA SUA ENNESIMA STAGIONE DI DISTRIBUZIONE. IN QUESTI ANNI E’ DIVENUTO UN PICCOLO GRANDE “CASO”, ESSENDO POCHI GLI SPETTACOLI CHE POSSONO VANTARE PASSAGGI ILLUSTRI COME QUELLO DALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA E DAGLI SCHERMI TELEVISIVI (LA MESSA IN ONDA IN FORMA INTEGRALE NEL 2009 SU RAIDUE).

“Ho scritto "Donna non rieducabile" adattando in forma teatrale brani autobriografici ed articoli di Anna Politkovskaja. La mia idea era trasformare drammaturgicamente questi materiali lavorando sullo scatto d'istantanea, ovvero sulla sequenza immediata, sul flash che coglie un dettaglio e dalla somma di dettagli ricava l'insieme. Non ho voluto raccontare la "storia di Anna": non mi interessava. E neppure mi interessava farla raccontare ad altri personaggi eventuali. Il mio unico obiettivo era restituire dignità teatrale ad una sensazione che mi aveva colpito nel primo avvicinamento ai testi della Politkovskaja: la loro feroce immediatezza. La loro portata fotografica. Ho tentato così di costruire un album di immagini, una carrellata di esperienze in presa diretta, una galleria di zoom su precise situazioni, atmosfere, solo talvolta stati d'animo. Ne è nato un collage di quasi 20 quadri. Ogni volta che il quadro inizia il pubblico non sa niente: viene brutalmente scaraventato dalle parole in un determinato contesto che non conosce e che sta a lui ricostruire dai particolari. E' come se per 20 volte gli occhi si riaprissero e si richiudessero su temi e luoghi diversi, sempre da intuire. Direi che non si tratta di un testo "su Anna Politkovskaja", bensì un viaggio "negli occhi di Anna Politkovskaja". Visione in soggettiva degli abissi russo-ceceni.”
Stefano Massini

“Anna Politkovskaja ha firmato oltre duemila articoli sulla guerra in Cecenia, sulla tragedia della Dubrovka e su quella di Beslan. E della sua forza di scrivere quello che vedeva, della sua etica, del suo raccontare incurante dei rischi e delle minacce, parla lo spettacolo sconvolgente per lucidità «Donna non rieducabile» di Stefano Massini, con la rigorosa regia di Silvano Piccardi, gli arpeggi di Floraleda Sacchi e la bella interpretazione di Ottavia Piccolo che mai cedendo alla facile retorica, mai scadendo nel sentimentale, ma sempre con il potere della ragione da voce ancora una volta alle parole della giornalista. E lo fa restituendo con bravura e intensità la passione di chi crede, l'indignazione di chi sa, il dolore di chi vede e deve, è un imperativo categorico, testimoniare. E lo spettacolo è una lama di luce che squarcia il buio del potere.”
Magda Poli, su “Corriere della sera”
Recensione di “Donna non rieducabile”, marzo 2011


“Niente agiografia postuma, niente retorica nell' asciutto testo di Stefano Massini che rende omaggio alla battaglia di verità di Anna Politkovskaja con lo stesso rigore con cui lei ha affrontato il suo mestiere. Il risultato è una galleria di istantanee di cruda immediatezza. Eccezionale Ottavia Piccolo che distilla parole, gesti e sguardi scatenando nel pubblico un'emozione violenta destinata a durare a lungo. Anche a mettercela tutta, impossibile trovare un difetto a questo spettacolo che riporta il teatro alla sua necessità di rito civile.”
Sara Chiappori, su “La Repubblica”
Recensione di “Donna non rieducabile”, marzo 2011


NOTE DI REGIA
(di Silvano Piccardi)
Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che non si trattava di mettere in scena il “personaggio” di Anna Politkovskaja, né, tanto meno, di farne un’eroina da feullieton politico. Si trattava al contrario di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il senso della scelta di verità, compiuta da una giornalista che volle andare a vedere dentro gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende. Mettere in scena uno sguardo, quindi: questo il compito mio e di Ottavia. Suggerendo il contesto realistico, evocando la persona attraverso le sue testimonianze, ricreando la condizione di solitudine che mano a mano la circondò, fino a soffocarla. E Ottavia Piccolo ha dato voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo. Costruito come una serie di istantanee, il percorso seguito da Anna (scandito dall’intervento dell’arpa di Floraleda Sacchi, che diventa volta volta l’eco della guerra, lo spappolarsi dell’inno sovietico, un rumore di ferraglia inquietante, una momento di pace... ), veniva quindi ricreato dall’attrice, in simbiosi con quanto visto e vissuto dalla giornalista. Un semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ciò cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di eventi e di emozioni. Fino alla tragedia.